A volte è una fortuna. Soprattutto oggi, che avevo da piangere tantissime lacrime. Mi si sono improvvisamente aperti i rubinetti. Se qualcuno ha visto una fanciulla, casco bianco Fila, vespa rossa, borsa rossa, piangere nel traffico, ascoltando Amy Winehouse, ero io. Mi servivano ancora due chilometri, ma poi l'ufficio è arrivato. Meglio di niente.
Improvvisamente ho capito che in generale: la vita c'è sempre, i clacson suonano ogni mattina, le mamme hanno sempre ragione (purtroppo). Nel particolare, che: ho pochissime etichette, ma scatole piene di contenuti. Il che è un bene ma anche un male. La maggior parte delle persone che conosco ha invece etichette per tutto, a volte anche per scatole vuote.
Giornata importante.
8 commenti:
a me piace pensare questo: che ho poche etichette e dentro le scatole cose con una forma strana che è impossibile cercare di incastrare bene.
si tratta di fare pace con le proprie catalogazioni scarne e strampalate:)
(buongiorno, elena!)
Buongiorno, carissima! Il - mio - problema è con il lavoro, più che con il privato. Lì le forme strampalate possono sembrare anche un valore aggiunto, ed esserlo. Nel lavoro lo sono, invece, ma non lo sembrano. Sono contorta, lo so, ma sono un groviglio di pensieri annodati e scottanti.
no, non sei contorta. il lavoro è un mondo particolare- in cui serve la bacchetta magica per trasformare le forme strampalate in forme convenzionali lasciando loro l'anima strampalata.
insomma, un gran casino!
Io credo di avere capito che bastano etichette professionali sulla scatola: così nessuno le apre. ieri ero ammirata, guardando altri. Eppure capisco che così va il mondo e che è assurdo che io cancelli tutte le etichette che gli altri mi scrivono. Mi sento sempre sopravvalutata.
insomma oggi un casino?
e se invece fossi semplicemente brava?
Stamattina per la fretta ti sei dimenticata di sorriderti allo specchio e il fatidico occhiolino?
Non l'hai fatto vero?
;o)
No.
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