Il romanzo di Thomas Bernhard è meraviglioso. Come vecchi e come bambini, ci si ritrova a costruire frasi e pensieri partendo sempre dalle stesse parole. Tautologico e logorroico, geniale e perfetto. Si è Bernhard, si è l'ospite di casa, si è uno dei qualsiasi invitati alla cena artistica. Noi con le nostre cene, noi namedropper, noi ospiti al di qua e al di là di una tavola, noi con le nostre debolezza che vestiamo di arrogante, noi con i nostri trucchi nella borsetta, noi con le nostre fughe in bagno, noi con i bicchieri sempre più pieni, noi con i nostri libri letti e i nostri film visti, noi Augusto Bianchi, noi io. E mi accorgo adesso che a io manca una N per essere noi. Proprio quella che ci fa sempre dire: no, beh, io sono diverso.
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4 commenti:
Anche questo post mi pare che sferri qualche colpo d'ascia, benché non con intenti mortali. Anzi, esistono i colpi d'ascia maieutici? Be' sì, risponde, ma ci vogliono delle asce anche bipenni, per questo non v'è problema, ma con la lama di spugna grigia. Altrimenti è un massacro. Insomma, colpi d'ascia in seguito ai quali non sgorghi sangue bensì qualche pensiero speriamo fertile.
I Bernhard che lessi io, Gelo, Perturbamento, mi risultarono serrati più che per il linguaggio, per una visione negativa dell'umanità, che personalmente condivido. Poi ho letto anche il SE delle interviste, nel quale B. è abbastanza acre e gli fa il culo ai suoi connazionali, che evidentemente non amava. Più di quanto Gombrowicz fosse irridente verso e disamorato assai dei polacchi.
Colpi d'ascia contro di me, maieutici e non. In realtà credo che leggere questo romanzo faccia bene e male a tutti. Credo sia impossibile non ritrovarsi in pensieri che sono come un domino, che inizia e ti porta chissà dove per associazione di idee e di parole. Di parole, soprattutto. Così come un dialogo a cena, così coem tirare fuori a caso caret da un mazzo. Un caso che non è casuale.
Adesso mi nocumento... volevo dire documento :-P
Hai ragione, quanti refusi. La neve mi abbianca.
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