16.1.15

Soldi

Che detto come i pink floyd, money, suona meglio.
Uscire a cena noi quattro, in un tetto finto sotto la pioggia battente che fa una musica pazzesca, un sogno.
Certo ci costerà molto più di una cena a casa. Ma è così rara, questa serata senza tv e divano e telefoni, e così preziosa, che tutti ci mettiamo del nostro per renderla speciale.

Less is more. E le more sono un frutto che adoro, selvatico, respingente, ubiquo, dolcissimo. Come noi quattro a bere vino (sic! Tutti) e a darci affetto, ma tanto.

10.1.15

La grande guerra e la memoria moderna di Paul Fussell

Che libro. Potentissimo. 
"Ogni guerra è uguale nel senso che le sue fasi iniziali ripetono gli elementi della guerra precedente. Chiunque combatta una guerra moderna tende a pensarla nei termini dell'ultima guerra di cui è venuto a conoscenza. Questa tendenza è convalidata dalla somiglianza che uniformi ed equipaggiamento hanno con quelli usati in precedenza che ormai sono diventati la sostanza del mito. Combattere diviene come un'azione involontaria di memoria conservatrice e quasi di elegia."
Fussell racconta la storia della prima guerra partendo dalla sua indicibilità: "ci cullavamo in una pace che era durata cent'anni tra due grandi conflitti in quel secolo di pace. Le guerre scoppiate non erano generali ma soltanto una breve versione armata dei giochi olimpici. Noi vincevamo una mano; il nemico vinceva quella successiva".
Poi, basta. La prima guerra mondiale cambia tutte le regole: è' il momento della grande dicotomia noi e gli altri, buoni e cattivi, del passaggio dal mito alla demitizzazione, dell'orrore industrializzato, di una guerra di logoramento vissuta (Fussell racconta gli inglesi) immersi in trincee gonfie d'acqua a 70 miglia da Londra. Con i pacchi del nuovo marketing bellico dei grandi magazzini che arrivavano, insieme alla posta, nell'arco di due giornate.
Più che la storia, la storia di una prima volta di una storia terribile, rivoluzionaria, che solo le parole della letteratura sanno e possono raccontare.

Le vite degli altri

Inciampo in questo articolo che trovo bellissimo per queste giornate. Bello come tutte le storie che raccontano le vite e le ragioni degli altri. Bello per me. 
Le ragioni non sempre sono condivisibili. Ma non esistono per questo. Forse per questo si chiamano relative, assolute e molto altro ancora.

"Non è bello essere arabo di questi tempi. Nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. E' la zona del mondo dove, a eccezione dell'Africa sub-sahariana, l'uomo ha minori opportunità. A maggior ragione la donna". scrive Kassir.  "L'infelicità araba ha questo di particolare: la provano quelli che altrove parrebbero risparmiati, e ha a che fare, più che con i dati, con le percezioni e con i sentimenti. A iniziare dalla sensazione, molto diffusa e profondamente radicata, che il futuro è una strada costruita da qualcun altro".

31.12.14

Ogni nuovo anno

Come ogni capodanno mi arrivano tanti auguri: "che sia un anno migliore del precedente".
Una massimizzazione capitalistica, per dirla con Francesco: perché ogni anno deve fruttare sempre più del precedente, se tra l'altro è stato in attivo?
Come fai a sapere che non sono contenta del mio anno che oggi si chiude?

Sono pochi gli anni di una vita, pochi anche nella migliore delle ipotesi.
The best is yet to come.
No. 
Il meglio viene ogni anno e, se devo dirlo, uno degli anni che apprezzo di più della mia vita è stato quello della separazione. Mi sembrava di morire, allora: e invece ho imparato a vivere.
Di ogni anno prendo i passi che imparo a fare. E questo anno che si chiude, anche nella fatica, ma è stato straordinario della scoperta di me.
Quasi 50 anni, capelli bianchi che non tingo più, un corso per le mani che mi sta cambiando la vita (quella dentro di me e spero mai quella fuori di me, degli affetti): chi l'avrebbe detto, che a questa età avrei cominciato a vivere davvero.
Anche la mia pelle ha cambiato odore: sembra quella di un neonato. Latte dolciastro.

Vorrei tornare ad una saggezza contadina: che sia un buon anno e il buono è affidato alle stelle.

24.12.14

La testa delle petulie

E' sempre lì, a pensare a quanto le cose oggi siano belle e sapendo che un giorno potrebbero cambiare. E naturalmente, il pensiero dalla testa passa sempre alla bocca.

Dico: Ommo, che meraviglia anche questo Natale e questo anno che si chiude, ne sei consapevole di quanto sei fortunato che tutto intorno è sereno? Magari domani tutto potrebbe cambiare, ma non importa, oggi è bellissimo e tu fanne scorta.

Lui mi guarda: certo, mamma. Ma io poi ho sempre avuto solo una vita meravigliosa.

Mamma Petulia resta folgorata, perché non è andata proprio così, anzi proprio per niente.
Eppure nel suo album lui sorride sempre.
E' un attimo. Ma è un attimo in cui il cordone ombelicale si riforma e tira forte. Proprio forte.

15.12.14

Metafora

e' una parola così preziosa. Eppure così negletta.
Penso all'inverno, che è convinto di iniziare nel momento in cui inizia a morire perché le giornate invertono il senso, aggiungendosi un minuto ogni notte. Allungando i respiri.
Quando un percorso inizia, in realtà  è al giro di boa.
Almeno nel processo delle petulie, figlie di Gea e anche di Ouranos. Namaste.

22.11.14

Cose belle

come le chiacchiere ogni volta con i fagotti, a tavola. Soprattutto quando non c'è la tivù.
Si parla di favole e storie. Quella della tata Karin (ho visto un fantasma, ma voi non ditelo a nessuno) E quelle del papa'.
"Ma io gli credo. Perché sono storie bellissime da ascoltare".
Questa frase meravigliosa di Olmo aggiunge sale alla mia vita. E zucchero, anche.

14.11.14

Venerdì che

per fortuna c'è Davide van De Sfroos e mi fa morire dal ridere con il suo Sandokàn in mutandoni della Billabong.
Così il plancton urticante che mi abita da settimane si rideposita sul fondo.

30.10.14

Le risposte dei fagotti

ieri sera un mio capo chiede a olmo: cosa fai nella vita? Risposta: vado a scuola.

Lei invece, in altra occasione, a domanda: come vai a scuola?, risponde: in tram.

Show off non ti conosco (ancora).

29.10.14

Gradini

Sabato sia io che il cucciolo ne abbiamo fatto uno. O meglio, io sono rimasta indietro e lui è andato.
A me che dico: fantastico, siamo soli noi tre, come ai vecchi tempi, andiamo al giapponese?, lui non ha del tutto il coraggio di rispondermi che preferisce uscire a cena con i suoi amici.
Glielo richiedo tre volte. Voglio che trovi il coraggio, anche lui, per questo gigantesco (visto da qui) passo.
So che è giusto così, anche se dentro di me tutto dice di no.
Mi passo un pomeriggio arrotolata nel mio lutto, per questa separazione che si attacca all'ombelico.

Poi la sera, la vita regala una cena perfetta con Bianca, un'altra Bianca. Lei e io, due adulte. Quell'incontro che avevo sognato qualche anno fa, vedendo un padre e un figlio adulto a pranzo insieme all'enoteca Monti. E' arrivato.


28.10.14

Abracadabra

ogni tanto la gestalt è proprio magia. O meglio, esattamente quella che il suo fondatore chiama - in modo perfetto - la a-ha experience.

Faccio cose che chi l'avrebbe mai detto.
Il lavoro su di se' e' uno dei meglio remunerati in assoluto.

22.10.14

Focus

Se continui a tenere il volante puntato su quello che puoi fare, che te lo dico a fare.
Il tema è quello che e' giusto o ha senso fare. Brezsny, so che sarai felice di me.

Dice Brezsny

che mi aspettano grandi cose se capisco piccole cose. 
Oggi ho capito (ma quel capito stooooong) che io so dare alle cose il giusto peso.

Minchia. L'unica parola che ci sta.

18.10.14

Cotto

"Homo sapiens e' l'unico animale che…".
L'indicazione di James Boswell, del cucinare come di una capacità che definisce gli esseri umani, sembra più durevole della maggior parte degli altri tentativi, anche se forse un candidato ancor più robusto sarebbe questo: "gli esseri umani sono l'unica specie che si sente obbligata a identificare facoltà da essa sola possedute ".

Io amo Michael Pollan e le sue storie.

16.10.14