8.6.08

Coltivando malinconie

La pioggia.
Il vino di pomeriggio alla festa.
Due piccoli fagotti, che ogni volta risvegliano la mia pancia, che torna a desiderare di essere piena, perché sono troppo mamma per finire qui.
Il filmino del matrimonio di Pia e Jul, la mia voce stonata e i miei fagotti e quelli di pia, ricordi che tornano. La bellezza calva e perfetta di Olmo, con i vestiti sempre di tre taglie in più, come ride Pia, e quella capellutissima e mozzafiato di Thomas. Le due fagotte, Bianca e Eva, che non hanno da dieci anni a questa parte ancora smesso di abbracciarsi, una mora e l'altra bionda.
Risalire il naviglio a piedi.
Da via Fumagalli alla ripa, con la nostra casa ancora con le tapparelle chiuse da allora.
Le chiacchiere dopo anni con Stefania al Ponte Rosso, che mi dice torna e che vede negli occhi di bianca lo sguardo di Annamaria.
Luca e Andrea e i mille posti che cambiano nome alla velocità di una maternità.
Fabrizia che non c'è più.
I miei sandali, che sono sempre quelli, a levigare le pietre prendendo le solite storte.
Così.
La perfezione della domenica sera, da Leopardi in avanti. E da molto, molto prima, retaggi ancestrali del sempre in quello stare tra un dopo e un prima di.
Qui, adesso.

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