Mi sembra che tutto ruoti attorno alle materie prime. Sentivo qui attorno gridare pecore. La zia mi dice che c'è un macello clandestino. Oggi l'operaio che viene ad aiutare lo zio mi racconta che macellare un agnello al macello ufficiale costa 10 euro e un vitello 68. E che quindi si arrangiano. Non mi pare in effetti poco. Ma forse mi sbaglio. Entrando nelle macellerie, che sono boutique, come quella di Carbone, ti accorgi però della differenza rispetto a Milano. Là, la regolarità quasi geometrica delle carni, tutte identificabili. Qui, forme che non sapresti come cucinare ma che poi nel piatto sono fantastiche. Dice la macellaia oggi servendomi: donna Elena, non è tenera, è dura, ma è nostra e ha sapore.
E mangiamoci questa carne dura.
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1 commento:
A Milo invece ho visto una carnizzeria non-boutique ma con le immaginette di Sant'Andrea apostolo e Padre Pio alle pareti. Inoltre, incorniciate pur'esse, poesie autoctone in dialetto catanese dedicate alla divinità della sasizza (quindi i macellari f.lli Sciuto sono anche pagani). Dietro, nel retro, essi poi lavoravano a mano l'impasto della suddetta sasizza e anche quello di certi involtini avvolti nella foglia di limone che, t'assicuro, sono da fantascienza (gl'involtini): ne mangi mille, mille-e-uno, mille-e-due... non ti fermi mai.
Per dire infatti della carne nostra e delle materie prime.
> E mangiamoci questa carne dura.
Vabbe', un fondo di carotesedanocipolla, rosolare, sfumare il vino, e poi si porta a cottura con aggiunte di un buon brodo vegetale (o semplice agua, magari proprio non fria).
E evviva dunque lo stufato - evviva lo spezzatino che dalle retrovie arriva a noi fanti in prima linea.
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