Katie Hafner scrive una storia bellissima, costruendone molto bene la prima parte, con il climax perfetto dell'incontro con il CD 318 e la guerra e il destino magico di Verne Edquist e la Steinway & Sons. Nella seconda, invece, la caduta del pianoforte accartoccia su se stesso Gould, così come la narrazione. Ma l'aquilone riprende a volare, arrivando all'incisione del Preludio e fuga in do che musica il viaggio della sonda Voyager, bottiglia nell'oceano cosmico, nelle parole di Sagan.
E adesso viaggio a Sud, con Veneziani. Perché come dice saggiamente lui nell'incipit, "Il sud è una calamita, a volte senza accento finale".
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