Il mio orologio segna le quattro meno cinque.
Ho inserito il pilota automatico e sono finita davanti al Berchet. In quella via Commenda che è la scuola, l'ospedale delle maternità, il chiosco dei caffè.
Sono fuori dalle righe.
Nelle righe non ci sto.
Girando la città, vedo solo caschi gialli a cavalcioni di una moto. E mi viene da ridere, e anche da piangere, perché la mia testa ragiona come se ci fossimo lasciati, in questa ricerca di tempo e forma che non c'è.
Da vicino nessuno è normale. E a volte, neanche da lontano.