27.8.09

Le librerie di Milano

Chiudono, una dopo l'altra.
Quella di Porta Romana che ama Clara, quella di Tecla, Mauro di via Rugabella a settembre, con i libri dell'Inter sempre bene in vista. Chiudono, è vero, ma altre nascono. Poche, ma buone.
Simone ha promesso di portarmi in quella di via Tadino.
C'è quella di viale Piave, relativamente nuova.
Libet in via Terraggio.
Insomma, forse fa parte del gioco, del verduraio che chiude e apre un parrucchiere cinese.
Del cartolaio che svende per fare spazio al wine bar.
Del meccanico che va in pensione e l'officina diventa una casa o un bar, come l'Elettrauto.
Del nogozio di vernici che abbassa la saracinesca e la ritira su con una piccola libreria con il caffè annesso.

3 commenti:

Damiano ha detto...

E’ vero, mette tristezza vedere le librerie che chiudono. L’altro giorno sono passato prima da quella all’inizio di C.so Porta Vittoria, poi da un’altra all’inizio di Viale Monte Nero, ed erano deserte. Mi son chiesto: ma questi qui come fanno a sopravvivere?
C’è da dire però una cosa, ovvero che la differenza la fanno la politica dei prezzi e l’assortimento. I libri costano tanto, e il consumatore va dove può risparmiare (calcolando che per la maggior parte in libreria ci vanno i lettori forti, i quali sono molto sgamati su queste cose).
Non solo, il consumatore deve anche trovare quello che cerca. La Libreria di Porta Romana, per esempio, aveva un assortimento più scarso della Feltrinelli Duomo, e non mi risulta che facesse sconti o avesse tessere a punti (non ci andavo da una vita, per cui potrei sbagliarmi). Ergo, era perdente.
Mauro faceva il 15% come Cortina, ma non aveva un cavolo. Guarda caso Cortina invece, che ha titoli e fa lo sconto, va avanti credo decentemente, anche a prescindere dai titoli universitari.
Per dire di quanto contino i prezzi, non credo che i Libracci prospererebbero come in effetti fanno se vendessero solo il nuovo a prezzo pieno (in tal senso è emblematico l’esempio della Fiera del libro di XXII Marzo).
Poi è tutto anche riconducibile alla questione del banco salumeria dell’Esselunga. Cioè, al supermercato trovi una roba che è come il pizzicagnolo sotto casa, con tutti gli ammennicoli vari, però dentro alla grande distribuzione e a prezzi più bassi. Chiaro che alla fine, e a malincuore, molli il pizzicagnolo sotto casa e vai all’Esselunga.
Ovvero, molli la Archivi del Novecento e vai in Feltrinelli, che ha le stesse robe all’incirca e se non ce le ha te le procura e ti manda l’sms per avvertirti.
Del resto il fenomeno delle grandi concentrazioni che si mangiano i pesci piccoli lo vediamo in mille settori del commercio e dei servizi. E’ una logica di mercato oltremodo bastarda, che neanche a me piace, soprattutto parlando di una cosa che amo come le librerie, ma è difficile sottrarsi.

elena petulia ha detto...

Sono completamente d'accordo con te.
Quando andiamo in via Tadino?

Damiano ha detto...

Chiedo a Guido quando è in libreria e poi ti dico. Credo la prossima settimana senza problemi