3.2.10

La nouvelle vague

La dico.
La ridico, la compito, la scrivo e disegno l'onda perfetta sulla battigia, l'eterno ritorno, la simmetria, il battito del mondo.
Stasera e' il mio mantra e me lo ripeto, nuovelle vague dopo nouvelle vague, sottofondo di azioni e pensieri.
Perche' ho capito che e' meglio quando arrivi a casa e vieni aggredita dalla rabbia di Bianca, piuttosto che dalla sua tristezza.
E prepari e metti in tavola e sparecchi e poi e' solo il suo bisogno di te, che ti chiede di infilarti nel letto con lei e passare precipitevolmente da una presentazione in ufficio, ai fornelli, al lavandino al letto.
Tra lacrime e parole che asciugano e maschi che guardano l'inter e sussurrano piano: ma cosa c'e', che cos'ha?
E la tua te e' una nouvelle vague. Che continua a srotolarsi sulla sabbia mentre il tempo batte il suo mantra.
Come un mattarello che stende all'infinito la sua sfoglia. Sperando che un giorno qualcuno (i fagotti) dica: che buona che era quella pasta di quando eravamo piccoli.
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1 commento:

Arimortis ha detto...

lo diranno, lo diranno