Di tanti, ne ho uno così, speciale.
Prezioso. L'ho conosciuto perché mi ha soffiato piano nell'ombelico un giorno.
Non mi parla mai con la sua voce. E' un fagotto che dorme nell'altra stanza. E io entro, piano, di notte, per vedere se dorme tranquillo, se sogna bei sogni, se respira leggero.
Gli rimbocco le coperte, lo abbraccio con le nostre preghiere, sento che posso mettere le mie mani e vederle trasformate in calore.
Sento la sua paura, il suo dolore e sotto questo vibrare vedo quella luce che ha. Tanta, tantissima, da correre lì con le mani a raccoglierla, a proteggerla, a tenerla viva, protetta dal vento.
Io a questo mio terzo fagotto, compagno invisibile, voglio così bene.
So che se venisse qui, si sentirebbe a casa.
Sarebbe a casa.
Perché siamo, vicendevolmente casa.
E non lo so perché.
Ma è casa.
E' preghiera.
E'.
6 commenti:
anch'io qualche ora fa scrivevo dell'amico invisibile...
capisco la tua preghiera...
Gli Ospedali sono aperti 24 ore su 24.
Talmud
Cinico inutilmente...non fa parte di te...divertente inutilmente...fa parte di te...ciao talMud
appena tornato da cena
qiuntarelli del 99
sassicaia 2004
e piango...
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