Ci sono andata ascoltando in repeat Best for last di Adele (grazie Marco, se me lo dicevi prima:-P).
E tornando anche e nel film anche. Un ritmo diverso da quello del film.
Entrambi belli. Dolci di pause e di cambi di prospettive. Ognuno la sua, vera come è giusto che sia e come ogni volta è impossibile spiegare. Perché ogni volta tutto andrebbe spiegato e allora sarebbe tutto più semplice. Non ci sarebbero guerre, non ci sarebbero chiavi a chiudere le porte, pregiudizi a serrare disponibilità. Perché le cose si complicano anche in casa. Non solo fuori. E allora forse è normale così. E la cosa fondamentale è che l'uomo abbia sempre un fazzoletto pulito in tasca, per le lacrime di una donna.
Insomma, oggi mi perdo. Con gli occhi che continuano a chiudersi. Con L'uomo che cade di De Lillo. Con la voce di Adele e il violoncello Yo-Yo Ma. Con le nuvole che coprono e scoprono il sole. Così.
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