28.9.12

Sottsass forever

Grazie Lapodelapis

Il frigorifero, la televisione, le sedie, gli armadi, il giradischi, il bar, gli specchi, i tavolini, i letti, le scope, le pentole, le lampade, le lampadine, le forchette, la macchina per scrivere, lo spremilimone, il frullaranciata, il macinacarne, l’aspirapolvere, il calamaio, il tostapane e una gigantesca bidonata di oggetti e oggettini e mobili e mobiletti è il materiale con il quale si costruisce la più colossale, inutile e folle nevrosi della gente, la preoccupazione quotidiana, l’ansia e l’angoscia di tutti i giorni, quella cosiddetta conquista sociale, di un bel posto nella società, un bel nome nella guida del telefono, atti notarili nell’armadio, matrimoni fastosi, giardinetti con lillà, campanelli da musica celeste che si spandono sulla moquette, pellicce di visone che si spandono sul gabinetto. (…) Cercheremo di fare case con dentro oggetti, utensili e prodotti che sono quello che sono, strumenti per vivere, sacri e familiari, usati (non violentati), rispettati (non idolatrati), amati (non posseduti), belli (non divinizzati). Faremo così e verrà fuori un posto dove vivere, abbastanza divertente, sganciato e distaccato, dove ci sarà meno spazio per le nevrosi e più spazio per stare sdraiati a leggere Ian Fleming facendo grandi gesti che non descrivo, per stare sdraiati a fumare, per ascoltare canzoni, mandole, liuti e chitarre, per mettere fiori nei vasi, per partire, andare a Kabul a trovare gli amici, a Pechino a parlare con le guardie rosse, a San Francisco a passare la notte sulla spiaggia e andarsene quando viene la nebbia dal mare, per stare sotto i pini dei colli della Val di Pesa, per andare a salutare i miei antenati nei cimiteri della Val Badia, più tempo per togliersi e mettersi il maglione e stare a chiacchierare.

Ettore Sottsass Jr, Come proteggere la bellezza dalla polvere e dai piranha, millenovecentosessantasette.