30.9.07

The blacker the berry, the sweeter the juice

Che buonumore pazzesco, Hairspray. (La versione con Divine vista con Kink, 20 anni fa).
Da stare al cinema clandestini a rivederlo due volte di fila.
Disse il re: avrà il cuore di mia figlia chi la porterà a ballare.
Io aspetto il principe.

Weekend pescoso

Aiuto O a fare i compiti, colorando quelle orribili schede fotocopiate. C'è da colorare un computer.
Dico: facciamolo bianco, un mac.
E inizio a colorare con la matita bianca.
Ovviamente non si vede nulla, contrariamente a quanto io pensavo (almeno un alone, una prova).
Dico: Non si vede. O: certo mamma, bianco su bianco. Ma perché credevi si vedesse? Ai tuoi tempi si vedeva?

Oggi Hairspray con loro. E non vedo l'ora.

28.9.07

E invece a me

Oggi mi viene da ridere. Sotto le nuvole, il freddo zuppo del motorino e della sella tagliata, il correre dappertutto che non è mai abbastanza per nessuno, dentro le riunioni serie, nelle telefonate di lavoro, mi viene da ridere.
Da morire dal ridere.
E' da ieri sera, che è così.

27.9.07

Lo so che

Però vorrei essere anch'io in Birmania, a scagliare le mie preghiere. Altro che G8.

26.9.07

Taxi driver

Chissà come si dice in albanese.
La mia solita mania, appena le vocali suonano nuove. Lei di dov'è?
Io? Di Albania.
Ah ecco, allora ci siamo già incontrati. E vicendevolmente ricordiamo (io, la lettura della Vorpsi, lui).
Sono appena tornato da vacanza ma Albania è un posto brutto, dice. Il sistema politico è amichevole.
Dico: beh, questo non è male, dopo il regime comunista, no?
E no, perché se non hai amici non ti fanno le pratiche.

Stamattina ho corso, venti minuti per sette diverse versioni di Ain't no mountain. Ora ve le metto.

Preferisco così

B: sai mamma che io conosco davvero tantissime parole? Nella mia classe sono l'unica.
Prima alzavo sempre la mano, ma poi la professoressa ha detto "Sempre i soliti". Allora non la alzo più, ma le parole le so. Adesso la alzo solo se, guardandomi intorno, vedo che non la alza nessuno. Come per pseudonimo. Credevano che Geronimo Stilton esistesse davvero?

Via Soffiandovialapolvere numero 1, citofono 13

Il condominio si è lentamente riempito. (Che bello!)
La casa ha preso forma, lo stereo si accende e sente bene, i fagotti hanno la loro stanza, Nube si muove fluida, le porte sono colorate, il vino non manca, la lavatrice instancabile lava le magliette della corsa e le tovaglie della cena e il letto d'ulisse continua a reggere bene il peso dei mille libri.
E poi sono arrivati gli amici. Quelli che guardano e non dicono, attraverso le finestre senza tende, come Giacomo, che si siede al solito tavolo all'ora di pranzo come da Pino.
Come Lucien, che ha un blog ma non scrive.
Come Stefano Kink, che una volta nell'87(?) ha giocato a biliardo con me, canticchiando All day and all of the night.
Come Zu, che ho conosciuto via libro.
Come Andrea Super gaio, mio amico di infanzia compaesano, per usare le sue parole.
Come quelli che ho conosciuto lavorando, Giulio Bajada supernaif, Laura (pugliese di Lido Bizzarro il cui motto è Pupi Forever), Gelsomina (la donna più bella di Roma e oltre, sorella di Laura, che si chiama Francesca ((Luciano, dovevo sempre presentartela!))), Waltermolino siciliano doc, soprattutto gli occhi (e se non la smetti di farmi scherzi che non capisco ti cancello).
Mia sorella che scrive cazzate e quindi devo cancellare i suoi post.
Nuotatore, Fiamma, Ciropì, compagni di acronimi vari e preziosi nell'aiutarmi a riempire la mia libreria (Simone nuotatore e Fiamma su tutti).
Poi ci sono quelli che leggono e giocano alla Wii per lavoro, quelli che scrivono sui giornali importanti con le bretelle allacciate, quelli che leggono libri e che non ho mai visto, quelli che.
Chi altri? Senz'altro dimentico. Come sempre, quando faccio gli inviti per le cene.
I bicchieri sono lì. Luciano li prendi tu?

25.9.07

Nera

Come questa giornata.
Perché ci vuole San Gennaro e per dirla con Roberto, Sant'Oro non basta.
Devo accendere la musica e mangiare cioccolato prima che sia troppo tardi.

24.9.07

Mamma, indovina

B: Mamma, guarda questo cartone indovina a che opera si ispira, non è difficile.
Osservo i personaggi Disney (forse si chiama Maratoon Disney) e un tale parla a Pac (che poi capisco essere Puck).
Sogno di una notte di mezza estate?
Giusto mamma, brava. E' di shakespeare, vero?
Sì, cucciola.
Certo che però Shakespeare, fare Romeo e Giuletta e poi anche Sogno di una notte.. Insomma, era bravo, eh.

Sabato sera a Milano

La Milano che ogni sabato sera rilucida gli argenti e gli ottoni.
La Milano di destra e quella di sinistra.
Lucente di pagliette, di creme abbronzate, di ori e caramelle preziose la prima. In giro per Corso Como.
Lucente di colpi di testa, di pirotecnie verbali, della parola brillante shabby chic, la seconda. A cena nelle case.
Passo da una all'altra, parte di entrambe, sentendomi sempre diversa e invece essendo uguale.
Milanese anch'io.

23.9.07

Pesce che incontri, pensiero che trovi

O. disegna.
Bello, tesoro, un pesce?
Sì mamma, un pesce che sta pensando ad una lucertola.

Posti che amo

Certo che Milano dovunque vai è sempre Milano è una frase della mia nonna Dina. Per lei abituata al suo piccolo borgo, Milano era infinita, continuava sempre, in ogni direzione. I campi, per continuare ad usare le sue parole, non arrivavano mai.
Ma c'è un posto, in cui questa frase è moneta falsa.
Attaccato a Milano e sotto le ruote degli aerei che battono Linate, l'Idroscalo è un posto in cui c'è solo gente felice. Arabi, magrebini, turchi, rumeni, albanesi, peruviani, russi, argentini, cinesi, filippini. Italiani.
Corsa, canoa, pattini, bicicletta, chitarre, sci d'acqua, arrampicate, calcio, tennis, piscine, barbecue e birre stappate dalle nove del mattino, quando comincia la raccolta dei legnetti per il fuoco e si appendono altalene e amache ai rami più grandi, aprendo le tende per chi vorrà riposare. Le voci si mescolano, gli aiuti si prestano, i sorrisi sono per tutti. Fino a sera.
Mi piace stare lì. E' una Milano che non c'è, che ha l'acqua, che è democratica, che è speziata, che è verde, che è civile, che è sana, che è famiglia, che è affamata, che è attiva, che è musica, che è sole, che è sogno d'acqua, che è cigno, che è mista, che è antica e non si vergogna dei suoi picnic.
Da scoprire. Oggi correndo con gli Zebda di La Tawa.

22.9.07

S come sabato

Ascoltando September's here again di Sylvian, leggendo Sebald e i giornali del sabato a letto. Tutto collima.
Prima colazione di risate all'Elettrauto, quel ridere che ogni tanto mi dimentico che so anche fare.
Esse di spesa, esse di scappare. Ogni volta che qualcuno allunga le mani per prendermi.
Forse è per questo che il mio sport preferito è la corsa.

21.9.07

Paradigmi sulla sex revolution

La tivu fa così schifo che Otto e mezzo brilla persino quando è spento.
Arg.
Nube ed io sole, stanche morte. Filippo Facci parla e Nube si attacca allo schermo a guardarlo (come la capisco). Parlano gli altri e lei si allontana. Persino Mughini le sembra più normale. La cattiveria piace evidentemente anche ai gatti, agli umani cosa lo dico a fare.
Io anello dell'idroscalo, bagno di sale e bicarbonato come dice Coral, per essere felice e sognare il futuro.
Il vino, solo per me, che oggi ho guidato troppo, è un San Carlo del 2003, Barone Pizzini.
Me lo merito.

20.9.07

Quando si dice il genio

O: mamma, non capisco. Quando chiudo quest'occhio, vedo questa parte di naso e il mezzo.
Quando chiudo quest'altro, vedo invece l'altra parte e il mezzo.
Perché allora quando li chiudo tutti e due il mezzo non lo vedo più?

Pausa.

Ah, già, che tonto.
Domani sono a Treviso. E non sono ancora sufficientemente pratica per bloggare dal blackberry. Modalità sola lettura. Ma sarà venerdì.

The great beyond

Ho corso stamattina l'allegria dance dei BEP a tutto volume.
E il mood è questo, per dirla con i REM.
I'm breaking through
I'm bending spoons
I'm keeping flowers in full bloom
I'm looking for answers from the great beyond.

19.9.07

Della mela mirabile

Una nuova casa Sims. O. è strafelice del suo lavoro.
Mamma, guarda, due piani, ti faccio vedere, stamattina alle otto meno dieci.
Vedi, due piani. Qui si entra, passando sul ponte.
Che bello, tesoro, uno stagno!
Ma no, mamma, è un laghetto.
Ecco, qui ho fatto un colonnato. Ma ora che guardo, sono tutte storte, va beh, mi piacciono così.
Come mai queste tende in cucina, O?
In effetti hai ragione, mamma, non ci sono neanche le finestre. Però mi piacciono, le tengo. (Effetto passamaneria inglese pompeiana, che affaccia sul niente, simulazione di finestre una dietro l'altra)
Ecco, qui nel salotto ho messo un po' cose.
E questo cos'è, così al centro della sala?
E' una mela mirabile.
Pausa (e la mamma che riflette sul mirabile).
Nel senso che ci puoi tirare le freccette, se vuoi.
Poi vedi, ho comprato anche il Bingo. Non so cosa sia, mamma, ma non importa, perché dico ai sims gioca e loro lo sanno come funziona. Non dobbiamo preoccuparci.
Nella camera dei cuccioli, mamma, ho messo due flipper e anche due water in bagno, che loro sono tanti e hanno sempre amici. Ma uno attaccato all'altro? Ma sì mamma, a loro non dà fastidio.
Mancano un po' di giochi della play, mamma, ma devo prima creare il centro commerciale per comprarglieli.
Certo, ovvio...Bella, tesoro.
Ma la famiglia dov'è?
Eh mamma, non c'è. Prima creo la casa, se no poverini dove stanno nel frattempo?

Come non essere d'accordo



Giganteggia in Piazza Cinque giornate la liscissima Santanché, promuovendo sulla scia della Brambilla i suoi circolini.
"Perché la politica non è solo casta".
E certo. Da sempre, è soprattutto zoccola.

Ma come si fa a fare certi autogol.

18.9.07

Voglia di giocare

Giocare a scherma, come O.
Mamma, quanti anni ha il maestro? 60. Accipicchia, come li tiene bene.
E in effetti è tenere, la parola e non portare. Quante cose sanno i bambini e quante noi abbiamo dimenticato.
Partono giusti e poi noi li sbagliamo.

Giocare a nascondino, come B.
Mamma, quanti libri leggo in un anno? Beh, considerando che ci sono 52 settimane, direi almeno 70.
No, mamma, preferisco dire 50, non voglio attirare l'attenzione su di me.

Giocare a calcetto, come Nube.
Che ieri sera alle nove e mezza si è fatta una partita da sola, mentre io gridavo: ma siete matti, giocare a quest'ora?
Due a zero per.

Giocare a ricordare, come la mamma.
Con il mio venditore di pensieri che vuole farmi dire cose che non so, che non ho mai capito, che non so dove pescare e ogni cassetto che apro è pieno d'acqua. Quell'acqua medicina che un po' fa male e un po' fa bene.

Giocare a.
Giocare.

16.9.07

Fabri Fibra? Tocca a me

A parte che le sorprese della vita sono sorprese vere, come incontrare in una stazione Erg sull'autostrada mia cugina Nicoletta che non vedo da 15 anni.
Ma si va, andando verso Parco la stoppa ad arrampicare sugli alberi. In macchina, spunta dall'iPod di E. un repertorio hip hop e rap inatteso. Avril che canta I'm a mother fucking princess (e loro dietro). E poi il mitico Fabri, di cui tanto mi ha parlato Roberto per la passione della sua iena. Applausi per himself. Cambio figa, etc.
Loro trasformati. Squarciagola sgolata a cantare parole che.
Fotografie di tutto quello che li aspetta: i valzer del cortile, l'innamoramento che non ci sarà mai più, il confronto con gli amici, i maschi maschi, le femmine femmine, ridere fino a soffocare, piangere, vivere, resistere, megafoni di "non raccogliete provocazioni", mamma lo so.
E pensare che mi vedevo vecchia per le rughe.
Al ritorno, loro crollati di sonno. Io mi consolo con Nina Simone Ain't got no e un bicchiere di Teroldego. Anzi due.

Cornici d'autore

Sabato di pace, tra i libri da Cortina, la spesa, Milano in tram, le cene da Pia e Jul.
Imbocco via Segantini e la pancia si rivolta, resistente alle vie consumate avanti e indietro con i passeggini, l'Argelati, via Fumagalli, il 25. Fotografie con il sonoro, io che cucino e sento la vespa che arriva e subito sorrido, Fabrizia che mi grida dalle finestre del cortile di via Paoli o via radiolina Chicco, Cristina che apre la porta con la sua chiave mentre noi ceniamo, il via vai di bambini calamitati dalla nostra cucina e amici per il vino nel tino, la musica sempre alta e Jul di sotto che mi chiama per dire rimetti Cohen.
I fagotti mi guardano e non capiscono. Hanno ragione, non può mancare la cornice e non invece la fotografia.
Eppure è così.

Bob Dylan canta She belongs to me e il vino, perfetto per accompagnare la nera bile, era un Bruciato di Bolgheri.
Bow down to her on sunday
salute her when her birthday comes
Bow down to her on sunday
salute her when her birthday comes
For Halloween give her a trumpet
and for Christmas, buy her a drum.

14.9.07

Chi è più forte del vigile urbano?

Ferma il tram con una mano, scriveva Rodari.
Stamattina più forte di lui, c'era un matto sotto casa che teneva in scacco una 91, paralizzando la circolazione della piazza, solo con le parole.
Quasi abbracciato alla prua, gridava io ti ammazzo, scendi che ti uccido, io ti ammazzo.
La piazza assisteva, senza che nessuno muovesse un passo.
Il conducente, oggetto di tanta ira, rimaneva chiuso dentro con tutti i passeggeri, increduli, un po' spaventati, un po' seccati, ma inerti affacciati ai vetri.
Solo i clacson suonavano vili.
Il resto, le parole per calmarlo, delle braccia per tenerlo, non c'erano.

Era una fotografia, lo so. L'ho fatta con le parole.

La musica ieri sera era Lost and found, di quella bellissima voce maschile che suona femminile, parole di eleganza in bicicletta e vecchie fotografie.
E il vino era rosso, ottimo Nespoli dei Poderi dal Nespoli di Civitella di Romagna. Il sonno, dolce.

12.9.07

Primo giorno di scuola, ultimo di fanciullezza

Telefonata di B. appena uscita da scuola.
La mamma incalzante: tesoro, come va? Felice? Come sono le maestre, come i compagni, hai già fatto amicizia?
Frettolosa: Sì, mamma, ma prima di tornare a casa posso passare da Umberto e prendermi un aperitivo?

Che Umberto poi, dopo i primi secondi di mente che si interroga, è il barista dell'Acerba di via Orti. Conosciuto tre giorni fa per caso.
Qui si diventa grandi, si diventa grandi in fretta.

Per fortuna che c'è O, che resta piccino.
Che ieri sera mi dedica un disegno: alla mia mamma adorata, sogno reale.
E che nel tema a cosa serve l'acqua scrive: per farci vivere, per lavarci, per lavare la terra e per far essere divertente il mare.

Il computer che scrive è un mac e la musica è quella della saletta business Air France, Charles de Gaulle, Parigi e suono di bicchieri di chi beve gratis tutto quello che c'è, sgranocchiando patatine Lays. Noblesse oblige.

7.9.07

Parole sante

Stamattina in motorino B e io emozionate, per vedere i tabelloni con le assegnazioni classi prima media.
Inviterò subito le mie nuove amiche per fare vedere loro Nube, dice.
Dico amiche, mamma, e non parlo di maschi, perché è così, per farsi amici maschi ci vuole più tempo. I maschi all'inizio ci sottovalutano.

La musica era Casa, con la voce di Morelenbaum che gioca tra le dita di Sakamoto.

6.9.07

With the crack of the dawn

O. non fa in tempo ad alzarsi, che è già con il dito sulla Wii.
Dico in cerca di coccole: tesoro, dai, sono a casa solo per poco e poi corro in ufficio, aspetta, poi giochi quanto vuoi.
Passandomi il telecomando: ma certo, mamma, gioca pure tu.

B ha finito le elementari e ha salutato le sue fantastiche maestre.
B, dobbiamo invitare la maestra Alessandra.
Seria: Mamma, invitare o evitare?

Il sottofondo è Melog di Nicoletti che però non so più dire se mi piace o no. Il che è già una consapevolezza.

5.9.07

Incroci

Stamattina il vento ha portato polvere di nostalgia alla donna che staziona ormai da anni, appendice del semaforo, all'angolo tra via Filippetti e corso di Porta Vigentina. E' un'abitudine vederla, nei vuoti dell'agosto, seduta in quel fazzoletto di terra del marciapiede spartitraffico come all'ombra di un pino, a sfiorare con le dita l'erba che non c'è, così come nel caos prenatalizio, in piedi, in trincea, in una marcia senza sosta che le fa muovere passi in dieci metri, avanti e indietro all'infinito, come in prigione.
Si è trasformata, in questi anni: da essere indistinto, che non capivo se uomo o donna, solo un sorriso ghigno e raffica di parole automatiche, a donna, a cui numerosi passanti hanno regalato camicette di trine rosa, pantaloni femminili e cappellini di stoffa per proteggersi dal cielo.
Oggi gridava. Slavo, albanese, non so. Imprecava e gridava. E coglievo lembi di etimo di Italia e Critica, nel suo ritornello impazzito che soffiava ingiurie per fare scudo al dolore. E, nella sua rabbia senza consolazione, i gesti di sempre, quel tendere la mano da un finestrino all'altro, come se muto fosse il veleno e sorde le orecchie.
Avrei voluto ascoltarla. Avrei voluto dirle che la polvere della strada farebbe impazzire chiunque.
Avrei voluto darle un giorno di permesso, per tornare a casa, a respirare un'altra cosa e a riempire i solchi spietati del viso con le carezze di famiglia.

4.9.07

E' arrivata

Nube.
Stamattina mi ha svegliato con i baci sulla bocca e solletico di coda ripassata sotto il naso.
E, appena in ufficio, dieci telefonate da casa.
Mamma! Nube è salita sul televisore. E tu cosa hai fatto, tesoro? Pragmatico: Niente, mamma, l'ho fatta scendere.
Mamma! Nube sta guardando la tv con noi. Sai che le piace molto guardare i cartoni? Dubbiosa: Non so però i film. E' che non capisce tutto. E quindi dopo un po' si stufa.
Mamma! Cosa ne dici se creo Nube anche in Sims nella nostra famiglia? Ubbidiente: Posso?
Mamma! Nube ha divorato tutti i croccantini al pollo. Scientifica: Secondo me preferisce il pollo al pesce.

E mentre entro ed esco dalle riunioni penso che il gatto ci mancava proprio, eh.

3.9.07

Dolci attese

Mi dice B: ma mamma, quando ero nella pancia non avevo bisogno di niente?
Rispondo: no tesoro, avevi tutto quello che ti serviva.
Riparte sollevata: ah, anche la sedia, quindi.

Congelando perfezioni

Dico a O: ti ho comprato un'anguria tutta per te. Piccina e sferica, bellissima.
Risponde serissimo: mamma, grazie. Non la mangerò mai. Comprami per favore un piccolo freezer, per tenerla per sempre.