A Milano è battuta da 1.600 clochard, secondo
i dati di Croce Rossa. Mille e seicento, a Milano.
Oggi ne ho conosciuto uno.
Un uomo bellissimo, si vede ancora. Ero davanti alla scuola, aspettando Bianca, per farle una sorpresa e portarla a casa, prima di rivolare in ufficio.
"Una donna bella e di cultura come lei - stavo leggendo il libro - non può non apprezzare queste cose" e tira fuori una sfera di porcellana. "Vede, questo è il mondo, è la vita, e io la vendo per 5 euro".
"Mi deve scusare, ma non ho soldi"
"Allora mi invita a casa sua a bere il caffè e gliela porto"
Ho sorriso. Come spiegargli che volavo a salutare bianca, tornando subito indietro, che a casa sono senza caffè da una settimana, che sono sempre senza contanti, che ero piena di pensieri su come la vita prende le vie più strane.
"Dove lavora lei?"
Glielo dico. "Ah, vicino a dove vive la Cerini, la moglie di Enrico Baj. Ho vissuto con loro per un mese e mezzo. Adesso lei sta con Valpreda, sa, quello della bomba. Non si sa stare soli mai. Meglio un marocchino, piuttosto".
La vita è così. Prende le forme più strane, sì, componendo incroci.
E la cosa buffa è che come gli ho detto, lo avevo già incontrato.
Un pomeriggio al Dal Verme ad ascoltare Fassino e ad arrabbiarmi con Sgarbi.
Vendeva quadri, quella volta.
Intanto è tornata la ragazza rom di Porta Vercellina, con in braccio il fagotto, che avrà tre, quattro mesi.
Tutti e due lì, abbracciati sul ciglio della stessa strada, a raccogliere fortuna.